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Brazil 2013 - marzo

imparare dal paese che ti ospita

 

 

La strada sparge le sue contaminazioni. Gioia e calore, sogni e arrovello. C'è chi vende e chi tenta. I più fortunati contano su una serie di passaparola, come l'idraulico. Che devo fare se ho un problema da risolvere? Chiedo informazioni a quelli che se ne stanno seduti senza far nulla, loro sanno di sicuro come si fa. L'anziano idraulico argentino guarda con dispiacere la partita di domino che ha appena iniziato, poi decide che ha troppo da fare e mi dà appuntamento all'indomani.

Ma non è che si possa contare sulla parola data. Nonostante la sua origini straniere, quell'uomo affabile e deciso ha imparato presto some si vive qui in Brasile. 

La mia vita continua così, illudendomi che basti essere educati, che basti offrire un lavoro, che basti essere disposti a pagare. No, se non sai farti rispettare rischi di vivere una libertà senza peso, da escluso, peggio di un favelado. Non c'é sorte nell'essere plasmabile. Io non ho imparato nella vita ad essere stronzo, per cui oggi l'idraulico improvvisato si scusa per l’ennesima volta, promettendo di restituirmi i soldi, uno di questi giorni. In tre settimane non è riuscito ad aggiustarmi la cassetta del cesso che perde. «Serve una guarnizione originale» decide impotente. Intanto si gratta la gamba malferma, per curare la quale mi aveva chiesto in anticipo il prezzo pattuito, più qualcosina per un altro lavoro che avrebbe fatto in seguito. L’educazione è d’obbli­go, dopo le sviolinate che ha fatto sulla mia pazienza.

«Si vede che il signore è studiato» commenta, con­frontando la mia pacatezza con la parolacce che qualsiasi brasiliano, trovandosi nelle mie condizio­ni, gli avrebbe indirizzato. Soprattutto vedendolo arrivare senza strumenti, dovendogli procurare un martello, un cacciavite, una pinza perché qui arrivano senza attrezzi. S'ingegnano, fortunati loro, in una società che glielo lascia fare, lasciandogli anche il tempo per giocare a domino in strada. Sono fatto di un’altra pasta, me ne accorgo: pago per un la­voro che non viene portato a termine e non ho la cattiveria sufficiente per lamentarmi.  Mi saluta tossendo con la sigaretta fra le labbra e inveisce ancora una volta sul maledetto vizio, io me ne torno sconso­lato al mio notebook, a riprendere il lavoro da dove lo avevo interrotto.

Sento affiorare acidità alla bocca dello stomaco. Sarà che immagino ingiustizie ovunque? O è un eccesso di protezione, l’insicurezza che attanaglia i gringos?

Ecco perché sono indeciso: sono figlio di una educazione che punta verso la perfezione ideale cercando di eliminare i sintomi del fastidio, quindi si illude. Le mie frequentazioni esterne non vanno meglio: dopo un paio di giornate passate insieme, Thiago, oltre ai soldi che gli do spontaneamente, ha iniziato a chiedere un aiuto per curarsi i denti, un aiutino per terminare i lavori di restauro in casa. Gli ho anticipato i soldi per il dentista, per metterlo alla prova. Il giorno dopo mi telefona disperato dicendo di essere stato derubato in autobus tornando a casa e che voleva rivedermi.

Poveri europei repressi in cerca di chimere. È tutto un bluff, un'ospitalità self service. Un’immagine che ci siamo creati per rispondere a una pe­dina mancante nella scacchiera dove tutti mettiamo le mani, ognuno a suo modo. Una volta eravamo impreparati a superare lo steccato della morale del piccolo borgo, oggi il mondo è diventato una cartolina arrotolata su se stessa, che è possibile strizzare con una mano ma dalla quale non escono più speranze, solo frettolosi desi­deri. Forse facciamo veramente parte di un’epoca che si priva delle sue estremità.

 

 

 


 

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