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Brazil 2017 - febbraio

Normalità e Crimine

 

 

 

 

             

            Una banda di spacciatori da una parte e una sanguinosa fazione dall’altra, oltre la linea ferroviaria. Così è diviso il sobborgo di Imbariè e la popolazione pure, sospesa in una terra a un’ora e mezza di metrò e autobus dal centro civile di Rio de Janiero. All’interno dell’agglomerato urbano, disperso fra i campi che guardano le alte colline imperiali di Petropolis, le strade hanno aggressive scritte a spray che sfidano i nemici dai muri dei crocevia. Di qua il Comando Vermelho, di là il Terceiro: questa la pendolare percezione scandita dall’arroganza dello spaccio della droga e dalle sue pistole.

            L’impresario Irneu Evangelista de Souza, Visconte di Mauà, sulle colline di Imbariè ci arrivava in pompa, scendendo nel 1860 dal vascello nella baia di Magè, proprio nel sacco delle acque di Guanabara, quelle che Amerigo Vespucci scambiò per la foce di un fiume e chiamò Fiume di Gennaio, Rio de Janeiro appunto.

            Ci arrivo su di un taxi collettivo che per fortuna porta solo me e Wallace, il mio maestro di surf, un occhio ai cartelli sulla Br101 che consigliano le cinture, 35.000 morti all'anno sulle strade. L’autista fa la sua parte, però a 150 km all'ora, sobbalzando senza ammortizzatori su ogni avvallamento ed anfratto, buca e tombino, sorpassi a destra e a sinistra, una bibbia sul cruscotto aperta sul salmo 19 come trucco scaramantico, solo l'aria ti aiuta a star vivo, le mani in alto per asciugare il sudore che cola nonostante i finestrini aperti. Fuori dal finestrino i motel del sesso ti strizzano l'occhio con marketing struggenti, all’orizzonte le caldaie a cielo aperto del gas della Petrobras che se scoppiano fanno un falò della regione, se arriviamo salvi a destinazione, giuro che mi adeguo alla pratica del vivere qui e ora...

            L’invito è a gozzovigliare con la famiglia del mio amico nella cachoeira di Andorinha, una specie di Gange dei poveri della domenica. Una andorinha non fa estate, dice un motto brasiliano, che sarebbe come dire che una rondine non fa primavera, ma la moltitudine non sembra capire che quel ruscello torbido non fa spiaggia. Il coraggio è creativo a Imbariè. In quelle anse ripiene di massi, fra i quali scorre un rigagnolo scarso, vedo appollaiate centinaia di persone, forse migliaia a prendere refrigerio, a mollo grandi e piccini, i giovani a tuffarsi nelle pozze, i genitori a cucinare pollo e salsiccia sulle griglie improvvisate. Un carnaio di fumo e grida gioiose. Nei dintorni di Imbariè, l'unica curiosità interessante sembra essere la chiesetta frequentata dalla nonna di Pelè. Superiamo con un salto il muretto basso. La zona è disabitata, in quell’area non arriva nemmeno la luce. Alle spalle una montagnola di fitta vegetazione cela un reperto curioso. E’ un buco dove dormivano gli schiavi che ora è un budello che attraversa il morro fin dall'altra parte, ma chi lo userà più? Non è zona turistica, non se ne sa molto.

            Pelè, Zico, Rivelinho sono eroi d’altri tempi, ma Wallace si premura, da buon brasiliano saffado, di passarmi la notizia che in fatto di doti muscolari, il calciatore Garrincha era più dotato, avena una terza gamba di 23 centimetri, come ricordato ripetutamente dall'ex moglie novantenne, che attualmente rinfresca la memoria con un suo amico di 23 anni... E dicono che i brasiliani non hanno il senso dei numeri...!

            I ricordi migliori del mio amico provengono dalla parentesi militare, come da noi un periodo spensierato di amicizia e scherzi da caporale, esercizi per costruire il corpo e un motivo per rivedersi in strada. Solo che fra le regole di Imbariè non c’è spazio per la quiete, fra gli alberi bruciati, i tronchi a terra per impedire il passaggio delle auto della polizia, le bocche di fumo agli angoli del quartiere dove le case sono costruite con fatica e dignità, molte ancora con il pavimento di cemento misto a terra. Uno dei pochi amici rimasti è il cugino Pedro che vediamo arrivare a cavallo della sua nuova Honda Twist 250 gialla, molti altri rimangono nelle foto ma sono spariti dalla vita reale. Pedro mi racconta a cuor leggero disavventure e truci destini. In un sobborgo povero la droga è comunque un’abitudine abusata, se non ci sono i soldi ci si fa prestare cinque reais e cinquanta e per andare a rubare si sale sul pullmino che catapulta alla stazione Centrale di Rio dopo un'ora e mezza di code, fermate e grida dal finestrino, alleviati solo dalle bibite gelate vendute dai ragazzini in strada. Perché in casa non si ruba, è la legge del rio do Macaco, il rigagnolo putrido sulle cui sponde si lasciano detriti, spazzatura e qualche testa bruciata staccata a colpi di macete, come monito agli amici, perché i nemici già lo sanno. Agli angoli delle strade i muri sono marcati a spray per tenere il computo delle fazioni dopo le guerre e le rappresaglie e dopo ogni battaglia aggiornano sul cambio di dominio con orgoglio calcistico. Comando Vermelho, il Comando Rosso che domina la maggior parte delle favelas di Rio, sostenendo una specie di missione umanitaria del crimine, protegge le famiglie degli affiliati e aiuta i carcerati. Terzo Comando è più giovane, rissoso, spietato: nelle sue fila si arruolano criminali senza scampo, ambiziosi tranfughi delle aree depresse, giovani violenti in cerca di rapida gloria. Gli scontri avvengono con metodica regolarità, sostenuti dagli amici di favelas vicine, con lo scopo di aumentare i punti di spaccio. Anche di giorno capita di vedere auto in fiamme, sfortunati parenti dei nemici colti impreparati. Le carcasse sono gettate negli strapiombi a lato dell'antica via costruita dagli schiavi con pietre frantumate dai massi che si scorgono all’orizzonte.

            La prima strada pavimentata della storia del Brasile portava il Visconte dalla baia del rio dos Caranguejos risalendo verso Petropolis, segnando una nuova impresa dell’ingegno dopo la precedente realizzazione della prima ferrovia brasiliana. Bella fine per quel tratto di storia tracciata sul territorio vergine. Oggi la gara per lasciare il proprio segno nella storia si gioca su Orkut, il sito di relazionamento più popolare del Sudamerica, con frasi del tenore di: non mi interessano gli elogi, le critiche non mi sminuiscono, so quello che valgo e gli altri che vadano tutti a farsi fott… E della verginità non c’è più traccia. Le ragazze di Imbariè amoreggiano con differenti fidanzati fino a trovare quello giusto, uno che per almeno un anno o due avrà le palle di rimanere attaccato, in modo da costruirsi un minimo di prospettiva per fare invidia alle vicine, tanto in piazza c'è Beto che vende pillole per l'aborto, 150 l'una, quella che se avessi la ricetta in farmacia te la darebbero solo per 7.

            I quartieri continuano la loro vita a scacchiera, di qua delle rotaie è Comando, di là Terceiro, Santa Lùcia è Comando e Rio dos Macacos è Terceiro, non puoi attraversare una strada di notte per andare a trovare un amico perché l'altro lato è sotto scacco della fazione avversa, e se ti pescano son sguardi truci, se non ti fai riconoscere ti inseguono, ti bloccano in quattro e son botte, se scappi rischi un tiro di pistola sulla schiena.  A Santa Lùcia nessuno diceva che era Comando, perché il boss se ne stava tranquillo e protetto nella vicina favela do Pinheiro, per miglior sicurezza mentre il cognato, gerente a Santa Lùcia, sculacciava i moradores, trattava male gli abitanti, imponeva tangenti arbitrarie a seconda dei regali che voleva fare alle puttane sue amanti. Al punto che il capo supremo della zona del Pinheiro ne ebbe a male: farsi benvolere dalla popolazione è la base della sicurezza sul territorio, così ordinò al vecchio boss di ritornare lì e uccidere il cognato. Invece lui non se la sentì, andò e ci restò a vivere. Ma che, è mio cognato in fondo!  Allora il gran capo mandò Manjo, boss del quartiere di Avenida B a risolvere l’ammutinamento e ristabilire l’ordine. Sarà stato il caldo che ci si mette di mezzo, sarà stato lo stranimento delle droghe nelle feste, certo che girare fra quelle vie che cambiano fazione dalla sera alla mattina ti confonde un po’ le idee. Fatto sta che Manjo con una soluzione salomonica li uccise entrambi.

            Wallace ci lascia e va dalla ragazza. Pedro mi propone un giro turistico della zona. Saliamo in moto sul pedonale che passa in cima alla statale, schivando due ragazze con un passeggino, vista e presa è la via. Entriamo in un rifugio protetto da consunti pannelli di compensato, un gruppo di ragazzi se ne stanno col labbro prominente e la bocca socchiusa stravaccati su delle sedie di plastica, lo sguardo annebbiato da padrone del Tempo, del loro almeno, che non sembra essere mutato di una virgola nell'ultimo semestre, mi propongono una fumata ma rifiuto con garbo. L'alternativa è l'acqua, ti va? Accetto per educazione, uno si alza come se gli pesasse la vita e trascina il suo corpo magro e muscoloso a un frigo dietro una porta aperta, proprio sotto la gabbia di un uccellino. Se mettiamo un funky lui fischia mi fa grattandosi il petto con la punta dei polpastrelli.  Ma è acqua filtrata? azzardo. No, è di pozzo, ma è buona. Ah, ormai ho il bicchiere in mano, che debbo fare? Ingollo e scruto i possibili virus con le papille. Il gusto è ottimo, il futuro dirà se merito un'infezione retrovirale. Altra moto Twist parcheggiata lì dentro, il lavoro di mototaxi è un esempio di illegalità tollerata. Fino a quando non arriva Andrea Maluco, raccontano, il poliziotto pazzo, un metro e novanta di carne nera e priva di scrupoli, il terrore dei malandra. Ti ferma e ti controlla i documenti della moto, se hai il casco e se sei in regola con le tasse del mezzo, ti chiede da dove vieni e dove stai andando e perché, dove abiti e di chi sei figlio, conosce tutti e tutti lo temono, e di malavitosi ne ha fatti fuori a decine uno alla volta o anche da solo contro tre. Nessuno osa affrontarlo, perché dicono che il suo corpo è invulnerabile, gli han sparato con pistole, fucili e doppiette e lui è ancora in piedi, roba da Macumba.  Pedro se la ride, ricorda quella volta che la polizia ha fatto un blocco e ha fermato tutti quelli che passavano in moto. Li hanno radunati in un campo e il delegato della polizia civile ha detto "adesso sono cavoli vostri, io sono qui e ho fame, devo farmi i soldi della merenda, per cui o siete in regola o vi sequestro tutto, se non avete qualcosa per placare la mia fame!" e ha messo un cesto sopra un muretto. Allora tutti passavano lì e qualcuno metteva cinquanta, chi venti reais. Lui aveva un casco che gli aveva dato un amico dietro l'angolo, passavano lì, andavano al controllo e restituivano il casco per il prossimo. E poi via a sghignazzare come matti, davanti ad una birra Itaipava di Petropolis e le cuginette di Parada Angelica.

            Non sempre la giornata finisce in gloria. Il cugino Guga, altro amico di caserma, un giorno era in moto e uno gli sale dietro gridando "vai, vai, portami via di qui!" Solo troppo tardi viene a sapere che quel pomeriggio quello aveva ucciso un tizio.  Strana sorte che non si cura di fare bene i compiti per casa, gli amici del morto non si preoccuparono di approfondire, avevano visto che era salito sulla sua moto e pensarono che fosse complice. Un giorno uno gli si avvicina e gli tira un colpo in testa. Pah!... Rumore secco, senza fronzoli.

                         Ai confini di Santa Lùcia si erge in tutta la sua carismatica imponenza il collegio Prizolon, chiamato 171, che sarebbe la cifra che in gergo definisce una persona incasinata, bugiarda, che promette ma non paga. Bel nome per una scuola. La madre di Wallace insegna lì e la sera mentre ci spadella una orgogliosa lasagna bruciacchiata fuori e liquida dentro, ci racconta che tre uomini armati sono entrati in classe e hanno portato via un ragazzo di 16 anni, l’hanno portato in un campo e l’hanno preso a pedate in faccia mentre altri gli tenevano i piedi sul petto domandando quanti colpi vuoi, uno o due eh?, uno o due? Un ripasso di matematica. Poi, visto che quello urlava e non si decideva, di colpi in testa gliene hanno sparati tre. Per dare un segnale alle bande avverse, per mostrare chi meglio sa far di conto.

                         La Cidade dos Meninos è un quartiere molto prolifico, e genera anche i peggiori pargoli armati della regione. E’ uno dei rari luoghi preceduti dalla propria nomea, perché non sempre i nomi dei quartieri sono lo specchio del loro destino. A Parada Angelica, che significa Fermata degli Angeli, i demoni la fan da padroni e impediscono a chiunque altro di entrare. Qui un commilitone di Wallace e Pedro un anno fa è morto perché fu scambiato dalla milizia per un bandito, gli assomigliava molto si sono giustificati, e parlava troppo, sembrava fasullo con quella scusa di essere un militare della caserma. Il padre reclamò perfino in tv, mostrando i documenti della leva, fino a che una sera, ubriaco, si addormentò sulle rotaie del treno e, svegliatosi, si accorse che gli mancavano le gambe. Allora sì, smazzando colpe e leggerezze senza pregiudizi, il municipio gli concesse una pensione. 

                         Wallace si fa vivo alle sette, incazzato perché la ragazza aveva le sue cose.

            “Non ti preoccupare, tanto questa è la notte che dai il culo…” gli fa il cugino per sollevarlo. Sarà una nottata al recupero, immagino già di cosa. Sesso o droga. O entrambi. Decidiamo di mangiare qualcosa al Joao Eu Confio Nele e Vocè?, che senza avere nessuna virgola non si capisce se “Giovanni Ho Fede il Lui e Tu?” è tutto il nome del ristorantino o una professione di religiosità, listino con inclusa vista sulle luci di Petropolis deboli come stelle, mentre io mi interrogo sulle possibilità del dopocena. Non si potrebbe fare una passeggiata fra i sentieri della montagna?

 

            “Ma lì non ci và nessuno, non ci sono sentieri, solo cobra e bichos, serpenti e animali strani”.

            “Che animali?”

            “Animali…”

            Inutile domandargli se sono velenosi oppure no, qui nulla è pericoloso a meno di non dargli fastidio. E’ la stessa cosa che ci capita poco dopo. L’ennesima cuginetta compie gli anni e la festa sarebbe una buona occasione per liberarsi del peso inguinale. Qui sono tutti cugini, chissà per che motivo si fanno la guerra.

            “Lei è quella che vende le pulseirinhas do sexo, i braccialetti colorati di caucciù, quelli che se una ragazza te ne rompe uno poi deve sottostare all’atto sessuale decretato dal colore. Vieni, sarà divertente, ci organizziamo con gli amici della strada…”

            In tre sulla moto arriviamo al bar dos Bichos, una manciata di ragazzotti dalla pelle scura e sudata, occhi divertiti, uno sdraiato su una sedia di plastica con la mano immobile sul capezzolo. Che gli è successo? Ormai avvezzo a gerghi sbrigativi, interrogo gli altri con le sopracciglia, indicando il loro compare col mento. Mi rispondono ilari: “Si è appena fatto una sega, ‘sto viado ha messo in cinta la sua ragazza e la suocera non gliela fa più nemmeno annusare…” e giù risate.

            Pedro solo abbozza, è nelle stesse peste. Anche la sua ragazza sedicenne ha appena scoperto di essere incinta, e si dovrebbe decidere sulla assunzione di responsabilità o meno.

            “A me piacerebbe, solo che sua madre è così” e fa la faccia truce. Ma dove andrete a vivere?

            “Sua madre ha una casa più grande, ma dice che se andiamo là vuole la televisione, la cucina e la lavatrice… allora penso che forse è meglio che stiamo a casa dai miei. Ho costruito la mia stanza e una per mia madre, solo devo terminare il bagno, magari mi aiuti?” fa rivolto a me.

            Comunque se la decisione sarà in questo senso, la cugina ha consigliato di fare le cose per benino, perlomeno con una festa di presentazione, una specie di ingresso in società a cui invitare amici e parenti. “Ecco, venite alla mia festa così vedete come si fa”, è stato l’invito. L’unico problema è che la cugina abita dall’altro lato della ferrovia e il luogo si chiama Sitio Dois Natinhos, una specie di balera di periferia ed è nel quartiere avversario, Jardim Anhangà. Ci si arriva anche attraverso Cidade dos Meninos, giusto aldilà del territorio dos Macacos, ma è sempre un altro reame, lì comanda il Terceiro Comando, truce e spietato. E’ così che ci ritroviamo con altri tre amici e procediamo verso il nostro destino. In moto è sconsigliabile, dicono, troppo nell’occhio, meglio a piedi. Ma Pedro non lascia il suo destriero giallo tanto facilmente, mi fa cenno di salire e decidiamo di arrivarci attraverso vie parallele. Le scritte a spray aumentano minacciose ad ogni incrocio. Attraversiamo un campo diretti ai Giardini di Anhangà, evitando di passare per la pericolosa Parada Angelica. I quartieri sono tutti simili, apparentemente abbandonati alla propria ruvida malinconia.

            Arriviamo al luogo della festa, dietro un cancello rabberciato di legno che gracchia contro una molla si apre un terreno recintato da una staccionata e per metà coperto di lamiere e tendoni. Una dozzina di ragazzi e ragazze adolescenti ridono attorno a un fatiscente biliardo in scala ridotta e parlottano al suono ritmato di pagode romantico. Qui le coppie improvvisate stringono le mani su parti che non si vedono, seduti sul muretto scrostato si danno un linguaimbocca che la dice lunga sui passatempi delle quattordicenni locali.

            E’ tutto una festa di capelli biondi su teste negre, boccoli lucidi stirati su corpicini da bambola, pancini con l’ombelico a vista, bermudoni a nascondere l’attrezzo in tiro, mentre appaiono in testa le molle coi cuoricini fosforescenti, primi timidi segnali del carnevale incipiente, a fare pendent con gli immancabili braccialetti strappa-sesso. Gli alcolici sono assenti, ma il fumo no: nell’angolo il gruppetto dei soliti sviluppati osserva sbiadita le scena della festa, grattandosi pigramente il petto con il mignolo ricurvo senza perdere la presa sullo spinello, che passa di mano assieme a commenti che seminano risate improbabili, ma tanto si ride facile sotto la pressione esilarante della maconha. Wallace decide di rilassarsi con un tiro. Pedro con la scusa di farle provare la moto si porta in giro l’amica della cugina, gli occhi lucidi che insistono sul culo pieno di lei: ma insomma non sei quasi padre? Per fortuna ritorna dopo venti minuti, perché sono quasi le due di notte e salutando la cugina le promettiamo di darle la gestione dell’ingresso in società della nuova famigliola. Pedro sembra propenso, ilare per l’inatteso addio al celibato appena intrapreso, ma tanto anche dopo, quella puttanella... Al gruppetto di fumatori si è appena aggiunto un ragazzo più grande, scarpe bianche da pallacanestro nuove-nuove, un cappello rosso fuoco sui capelli dipinti di arancio, sul petto nudo una grossa catena da cui pende un pendaglio a forma di T, che non lascia nulla all’immaginazione. Getta uno sguardo trasversale, poi si raddrizza e ci fissa diritto in faccio. Alza una mano con postura plastica. Prevedo rogne.

             “Qual è, maluco, esordisce a voce alterata, che succede, idiota, non ti basta di ingravidare le donne dei frocetti Rossi? Vuoi venire a ficcare il tuo pisello da playboy viado anche nelle bucetas del Terceiro…?”

            “Que nada, que nada rapaz…” Machhè, stai calmo, ragazzo, non è niente, fica na boa, risponde Pedro, stai tranquillo… tieniti le tue fighette, ne ho di migliori…”

            Ma ormai il barometro da pigro che era predice burrasca. Sono cinque i metri che ci separano e son presto ridotti, mentre all’udire quelle parole un altro trafficante in erba si materializza con arma alla mano.

            “Ehi, il Comando sguazza, il Comando Rosso maledetto ci sta invadendooo… ecco qual è…” Detto fatto. Loro sanno che cosa passa da lì a poco. Mentre Wallace tenta di controllare la situazione, uno dei balordi gli si avventa contro e gli assesta una gran botta in testa con il calcio della pistola. Si sente un rumore di coccio, il suo corpo crolla come un sacco sul marciapiede. Immobili e con l’adrenalina a mille Pedro mi trascina di lato, mentre dalla testa di Wallace si vede sgorgare sangue nero denso. Uno grida: “Imora-imbora-imbora…!” Via-via-scappiamo…!” e tutti iniziano a correre. Io, pronto come sempre soprattutto quando non conosco la zona, li seguo tenendomi raso-muro, il respiro trattenuto sono grato alle scarpe da tennis mentre loro hanno le ciabatte hawaianas. Appena superato il cancello di legno sentiamo due colpi, TAk… TAk… e io mi sento dire cazzo, cazzo e l’adrenalina che da mille va a centomila in un sol colpo, sembra un chilo di coca ingollato con un litro di vodka. Tutto rimane immobile e solo le gambe esplodono di calore, urtiamo qualcosa, nemmeno il cervello si ferma e non mi volto a vedere se ci stanno seguendo. Saltiamo sulla moto e scapicolliamo come pazzi verso l’angolo che ci separa dal Comando Vermelho, nemmeno un minuto di curve e accelerate col vento caldo in volto che a volte diventa bollente e Pedro rallenta, forse salvi dietro le invisibili porte del Regno, nel quartiere di Estrela Velha, una Vecchia Stella che era uso cercare da ragazzo nel cielo. Io mi accorgo improvvisamente di un bruciore lancinante all’interno del piede, guardo e non c’è sangue, per fortuna è solo una bruciatura dello scarico rovente della moto e allora stranamente mi sento scorrere le lacrime da un’emorragia nervosa, piango senza pace ai confini del Regno mentre Pedro singhiozza masticando il nome di Wallace, Wallace…

 

 

 


 

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