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Barkus Ventura - Paraiso do Pecado

 

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Brazil 2011 - aprile

 

La rotta della notte

 

 

. 4 aprile 2011

 

    E’ presto quando esco in perlustrazione sulla spiaggetta della chiesa litorale di San Francisco do Assis. Neanche il tempo di sedermi sulla panchina in riva al mare che si avvicina un’ombra minuta, con la classica camminata jingada del nero. Ola Bark! Sorrido in risposta, ma dubito che la notte lasci trapelare un increspare di labbra. Non serve a nulla rincorrere le persone, gli incontri sono gestiti dal destino. Luizinho, pivete, ero stato sul punto di chiamarti diverse volte, ma non volevo disturbarti. Però sapevo che ci saremmo rivisti. E ai, gringo, qual è la parada? Iai, omen, è nooiss…!

Il sorriso bianco di Luizinho illumina la notte mentre la faccia si confonde con l’oscurità. Cappello bianco da hip hop, pelle nerissima, occhi nerissimi, capelli nerissimi, sopracciglia nerissime. Non so smettere di guardarlo. Dice che resta fino qui a domenica, deve terminare i negocios, fare i soldi, vendere tutto, roba comprata a cinquanta che rende cinque volte. "Ho una casa mia adesso, ma ho solo un materasso usato, devo comprare la cucina, un tappeto, due cuscini..."  Voce arrugginita sulla bocca di ragazzo. Mi porta volentieri al seguito come un cagnolino indeciso, a incontrare coloro che lo aspettano, mandando chiamate e ricevendo messaggini.  Da dietro i cespugli sbucano figure senza volto, scambiando manate e pallottoline di carta e passandosi soldi alla luce gialla dei baretti del beco dei nativi. Incontriamo anche Jelinho, e te pareva, fresco di studi al ginnasio di Açù. Molte le soste seduto alla Creperia per mododidire, il cellulare in bocca emette un riflesso meditabondo, gente che deve pagare. "Lo so che non dovevo dare la roba fiado, sulla fiducia, ma quando ha aperto la pallottola oramai non potevo riprenderla indietro, e mi ha dato venti conta, dicendo che poi mi dava il resto. E' uno che mi prende la roba sempre, ma ancora mi deve quello della scorsa settimana... " . Sembra facile la vita dello spacciatore.

Valeu broder, dice ai clienti, mentre solo agli amici riserva un solidale è noois...!  Con noi è seduto Andreas, un sorriso saputo che distribuisce sguardi ad ogni ragazzo che passa. Quello è etero, ma "fa" per un iPad, non serve neanche akuè, denaro, commenta saputo. Beh, i figli dei nativi hanno palmari che sono massa, molto belli, quindi capisco... No, non quel iPod, un EPAD, una roba,  polvere, coca... la naine, la migiore del mondo, pura.

Ah, la giria, il dialetto bahiano... !

Torniamo alla spiaggia, dove incontriamo altri due amici, l’argentina Veronica arrotola una taiba, mentre racconta la storia della crisi dei trent’anni chiamata dell’aquila, che deve decidere se morire o estirparsi il becco ricurvo e le unghie eccessive per rinascere. La maconha del pernambuco emette i suoi fumi pesanti e via risate, dandosi appellativi di viado. Veronica è stanca di fare la segretaria del progetto ecologico, ha sete di ampi spazi, soprattutto ricerca scientifica, evanescente, ipotetica, spaziale, sovvenzionata, ma assolutamente niente vendita, ammette con uno sguardo velato mentre tasta con circospezione l'esile braccio nero di Luizinho nell'oscurità della brace della sigaretta, lui ride come un bambino, al buio riesco a vedere i suoi denti bianchissimi, come nelle storielle. Finita la pausa nuovamente in giro nella notte, fin oltre le tre. La "vila" è poca cosa, si riduce a due strade parallele, la turistica dei ristorantini con le luci colorate e i negozi di moda, e quella delle casette native, indifferenti all'andamento del salario minimo perché le famiglie locali, grazie all'accordo decisivo dell'antico ideatore del villaggio, quadrato tedesco, non possono vendere le case ma affittano il retro ai negozi, chiedendo una fortuna. Molto accomodati, i figli non lavorano, tutt'al più noleggiano maschere subacquee ai turisti, per vedere i pèsci nelle piscine naturali alla sinistra del progetto Tartam, quello della protezione delle tartarughe. Poco dopo mezzogiorno sono già stanchi e se ne vanno a mangiare, il pomeriggio gironzolano in cerca delle prime birre, organizzando le feste allucinate del prossimo fine settimana.

Qualche traversa deserta anche di giorno, ora la via pedonabile è dormiente e tranquillizzante, fortunata eccezione bahiana. Seguranza privata sulle spiagge di accesso all'ecoresort e ai condomini di ville private, agli ingressi dei cancelli di legno, alla cabina dell'unica via di accesso al villaggio. Molti amici dei locali decidono di rimanere qui a vivere, anche con poco, fra le braccia di uno dei luoghi più sicuri dei Brasile, rifuggendo dai crimini di Salvador, dagli scippi, dalla malavita imperante, dalla polizia abusata, dai mendicanti insistenti, da un senso di impotenza solamente mitigato dall'importazione del piano carioca di pacificazione della favelas che ha già ucciso decine di trafficanti. Luizinho è in controtendenza: ha lasciato la Vila per vivere da solo in mezzo al rischio, punto di rifornimento per i giovani amici. Tutti lo conoscono, tutti chiedono quando arriva, tutti lo aspettano impazienti.

Vila do Coco Dourado  appare come una perla inossidabile, pur avendo perso l'iniziale slancio ecologico in nome di una più pragmatica cementificazione ad opera del poderoso sindaco di turno. A volte pare tanto posticcia che ti aspetti che cada la facciata mostrando delle logore assi di sostegno. Eppure no, l'orda di visitanti giornalieri viene ad abbeverarsi a tanta bellezza esclusiva, la numerosa comunità italiana si produce in pizze e spaghetti dai prezzi proibitivi, in una giostra che non sembra mai aver fine.

Lo spaccio è poco, cosa di nativi arricchiti principalmente, un modo per evadere dalla noia di un luogo senza tanti svaghi, in fin dei conto. Una fontana zampilla alla luce azzurra della piscina dell’ennesimo Pousada di classe. Coco tutta dormiente, festeggia in privato una solitudine dorata, lunghe attese nel sole, pesci introvabili perché requisiti dai due ristoranti giapponesi, mercanzie portate da Salvador a caro prezzo, un villaggio ecologico protetto, anzi isolato dalle linee di autobus che terminano la corsa alle sette di sera. Case di lusso immerse nel verde, legno e vetro unico materiale materiale permesso, assolutamente bandito il cemento armato che la fa da padrone in altri famosi condomini chiusi di lusso tipo il Buscamar, dove abitano politici, dirigenti di testate giornalistiche, cantanti, attori e pubblicitari famosi, molte piscine, molti soldi, molte guardie, molte strade di terra rossa, molte auto importate. Un potente si sposa in riva al mare fra qualche giorno, stanno erigendo un teatro in ferro e plexiglas in mezzo alle palme da cocco. E' il figlio del proprietario del quotidiano A Tarde . Già, qui anche le notizie si muovono con lentezza bahiana, nemmeno sognarsi un progetto tipo il Mattino....

La creperia di Totonho è l’ultima a richiudere i tavolini di legno, comperiamo in extremis due sigarette sfuse a un real. La notte è ventilata e calda, sembra un vuoto qualsiasi ma è solo un desiderio centellinato, lontano dalla vera quiete. Lasciamo lo zainetto dietro il bancone, andiamo e torniamo a volte per recuperare della merce; sarà che la polizia finirà per monitorare anche i miei movimenti? Torniamo sul marciapiede per l'ultima volta: qualche amico ancora ciondola, Jelinho e Crista, la ragazza del compleanno, un paio di altri ubriachi, ragazzotti in cerca di vita.

Noi torniamo a ripiegare curiosità e giudizi, affascinati ed estranei alle pieghe della notte… 

 

 


 

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