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Barkus Ventura - Paraiso do Pecado

 

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LA MIA NAMORADA E' UNA SAPATAO

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Brazil 2010 - maggio

I confini del Regno

.  Rio de Janeiro.  6 maggio 2010               

...Wallace si fa vivo alle sette, incazzato perché la ragazza aveva le sue cose. “Non ti preoccupare, questa è la notte che dai il culo…” lo rincuora il cugino. Sarà una nottata al recupero, immagino già di cosa. Sesso o droga. O entrambi. Non si potrebbe fare una passeggiata fra i sentieri della montagna, invecedi giocare sempre a spararsi? Ma lì non ci và nessuno, non ci sono sentieri, solo cobra e bichos, serpenti e animali non meglio identificati. Inutile domandargli se sono velenosi oppure no, qui nulla è pericoloso a meno di non dargli fastidio. E’ la stessa cosa che ci capita poco dopo. L’ennesima cuginetta compie gli anni e la festa sarebbe una buona occasione per liberarsi del peso inguinale. Qui sono tutti cugini, chissà per che motivo si fanno la guerra...

il seguito: http://musibrasil.net/2010/05/i-confini-del-regno/

ooOmOoo

 

.  Rio de Janeiro.  6 maggio 2010

E’ terribile la folla, ogni assembramento di popolo acceso da una fede politica, calcistica o religiosa, corpi privati dell’identità che pulsano e ondeggiano al ritmo dell’anonimato di massa. Una pausa fugace al'umano meditare che in Brasile appare strano, quasi assente da critica. Uno tsunami antropologico che non pare sommergere alcuno. Folla di spiaggia, bagno di popolo, marea di birra, ondata alla procura di uno spicciolo per l'oggi, un'occasione per spassarsi, un singulto di soddisfazione lontano da ogni prescrizione saccente...

ooOmOoo

 

...un estratto democratico di sopravvivenza nella strada che resiste al richiamo del crimine sbarcando il lunario con un po’ di dignità, timorosa di percorrere sino in fondo l’affollata scorciatoia che rotola nell’illegale, o forse incapace di ritagliarsi uno spazio più rapace.

 

 

 

.  Rio de Janeiro.  2 maggio 2010

 

Ombre sulla areia

  Ombre sulle vite dei poveracci, ombre sulle carriere dei politici, ombre sul futuro della sfida dei mondiali di futebol, ombra sul futuro di una grande promessa...

   Ombre inutilmente lunghe,  abbandonate a se stesse, mentre noi  inseguiamo le nostre, quelle di un passato che ci si allontana sotto l'effetto di una giostra, quella dei costi della civiltà, che non si arresta, anzi sembra accelerare in tempi di crisi. Domandate ad un amico che vuol aprire una attività in Italia per dare una speranza ai figli abbandonati dal lavoro.

Ecco, i brasiliani non sembrano inseguire che il futuro sconosciuto, accarezzati dalle lusinghe del lupo globale che li addita come la nuova realtà economica emergente. E loro alzano i prezzi per non prendersi tardi, casomai il 2014 arrivi troppo in fretta e non si faccia a tempo a riempirsi le borse. Loro si che ci sanno fare, non aspettano che la morale dei media impartisca lezioni anzitempo, o qualche parassita si erga su un piedestallo a redarguire sulla necessità di misura morale. Tutti arraffano, prima che sia troppo tardi. E così i costi a Rio quest'anno sono aumentati di almeno il 20% su ogni bancarella, negozio e servizio. Aggiunto al 30% di perdita del valore dell'euro, siamo abbondantemente al disopra del 50%. Una pacca ai costi della vita, che di qui a un paio d'anni supererà quelli di New York, rimanendo comunque con dei servizi di terzo mondo.

Non fa una smorfia il presidente Lula, preoccupato nella campagna per consegnare il testimone alla sua compagna di guerra Dilma in barba ad ogni necessità del paese. I soldi vengono sottratti ai progetti degli altri stati e concentrati sul processo di continuazione dell'impero, si erogano aiuti ai poveracci minacciandoli di lasciarli al verde se voteranno per altri. Nel pagare i voti il Brasile ha una lunga tradizione.

Rimangono in ombra le necessità arcinote: l'analfabetismo sconfitto col semplice abbassamento della qualità degli esami, la bruttura delle favelas controllata con muri che ne nascondono la vista, la semplificazione della burocrazia affidata alla propina, la mancia sottobanco.

 

ooOmOoo

 

        Cauà aveva diciassette anni quando si trasferì nella favela Borel, lavorando di mototaxi illegale con un amico. Dona Claudia voleva salire sempre sulla sua moto per andare a casa, poi lo invitava a bere qualcosa, gli offriva delle bibite, un giorno lo invitò a fare il bagno in casa, a mangiare qualcosa e lo portò al cinema. Non si era mai avvicinata più di così. Un giorno che era a casa sua, lei era uscita ma c’era sua figlia che Cauá non aveva mai conosciuto perché studiava fuori...

...leggi la nuova storia di Barkus su Musibrasil.net :

http://musibrasil.net/2010/04/film-di-strada/

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